Twilight

Sights

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_Twilight

[…] Un esperimento teatrale che si avvicina alla concretezza di Stockhausen.
Sipario (Italia)

[...] Twilight non è solamente uno spettacolo, è qualcosa in più. A partire dal concetto che in uno spazio architettonico l’azione, il suono e la trasformazione possono accadere anche senza la mediazione di un attore, la performance si lancia nell’audace dimensione di un’opera aperta. Un divenire in cui lo spettatore non è l’unica presenza all’interno di una stanza che muta continuamente, visivamente e sonoramente, bensì si aggiunge l’elemento di un luogo in cui il fruitore diventa ostaggio della percezione esteriore in aggiunta a quella interiore. Un territorio, insomma, dove si è chiamati a scegliere e costruire la propria storia attraverso le suggestioni. Quella di Trickster-p è in definitiva un’operazione coraggiosa e di grande pregio. [...] Una performance di confine dunque e un’opera aperta che sarebbe piaciuta a Umberto Eco nella prospettiva teorica dell’utopistico Livre di Mallarmé, ma anche all’universo semantico di Roland Barthes o a tutti coloro i quali vedono nello spettacolo del teatro una palestra dell’immaginazione che attende unicamente di essere stimolata nel modo giusto. Twilight c’è riuscito eliminando le barriere tra testo e scena, unendo suono, luce e spazio in un’unica, affascinante e ipnotica sinfonia.
Azione (Svizzera)

[...] Twilight, coreografia per la luce che muore potrebbe essere definito come un inno gioioso alla luce, ma solo ad un’occhiata superficiale, l’allestimento è in realtà un meticoloso lavoro sul tema del passaggio o della gradazione. I protagonisti sono due: da una parte la luce, posta in essere dalle lampadine disposte sul fondo della sala e da quelle appese al soffitto, dall’altra il suo esatto opposto, il buio. Il pubblico si trova immerso in un paesaggio post atomico che mostra lo sbriciolamento di ogni presenza umana rinvenendo nel dialogo fra luce ed ombra l’unica forma di vita possibile. Una vita minimale alla ricerca di un orizzonte esistenziale su quel filo invisibileche separa esistenza e non esistenza. Una vita insomma che un passo ancora esarebbe non vita, non luce: buio. Non è tanto uno spettacolo Twilight, e nemmeno una coreografia, quanto un’esperienza: un calarsi, uno scivolare nelle regioni dell’inconscio, dove la danza delle luci non può non ricordare certi moti interiori, i ritmi sempre uguali e attoniti di alcuni paesaggi angoscianti e depressivi che sedimentano sul fondo dell’anima.
Corriere del Ticino (Svizzera)

[...] Autos auf einer nassen Fahrbahn, ein Hund bellt, Klaviermusik. Solche Gerausche durchdringen den kargen Raum, dessen Wände wie Rohbeton aussehen,a ber in Wahrheit auf Tuch gemalt sind. Etwa 15 Zuschauer sitzen auf Betonblöcken rundum, schauen sich immer seltener an, blinzeln in die Choreografie der Lichter, verlieren sich allmählich in inneren Bildern. Twilight hat etwas sehr Meditatives. [...] Der Raum verdunkelt sich. Donnergrollen kündetein Gewitter an. Es blitzt hinter den Bühnenscheiben. Regen prasselt. Wir sindim warmen Dunkeln, ohne iPhone, das Zeitgefühl längst verloren. Wir vergessen, wo wir sind, schweifen in Gedanken ab. Bis zwei lustig zu Dixiemusik schwingende Lampen uns aus unseren Dämmerträumen wecken und wieder daran erinnern, wo wirsind. In einem Stück, das nun auch Humor beweist.
BZ (Svizzera)