[...] Dieses suggestive Wechselbad der Gefühle, das u.a. durch Jahrmarkts -odernächtliche Spukgeräusche oder auch die Erzählung vom Tod des Familienhundes erzeugt wurde– hinterließ wahrscheinlich nicht nur bei mir einen starken körperlichen und seelischen Eindruck, den ich nicht so schnell wieder abschütteln konnte.

Il Corriere del Ticino (Svizzera)

Trickster-p

Eutopia

Le storie della Terra hanno cambiato di natura e di scala: non scriviamo storie per raccontare la creazione o il corso del mondo, ma per scongiurarne la fine.

Book is a Book is a Book

Ts'ui Pen avrà detto qualche volta: “Mi ritiro a scrivere un libro”. E qualche altra volta: “Mi ritiro a costruire un labirinto”. Tutti pensarono a due opere; nessuno pensò che libro e labirinto fossero una cosa sola.

Twilight

Coreografia per la luce che muore

Sights

Abbiamo incontrato delle persone cieche. Alcune sono cieche dalla nascita, altre hanno perso la vista nel corso del tempo. Abbiamo chiesto loro di raccontarci come vedono

B

Percorso sonoro a stanze attorno alla fiaba di Biancaneve

.h.g.

Installazione in 9 stanze, un prologo e un epilogo

Mapping the invisibile

Trickster-p — Projects — Mapping the invisibile

«Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare» (Eduardo Galeano)

 

Nella corso della storia la mappatura di territori ha spesso raccontato spazi da conquistare e colonizzare, tracciando fini e inizi, confini e limiti. Le mappe come le conosciamo raccontano spazi vuoti e silenti. Concepito per Finisterre Festival Rumlingen 2023 Mapping the invisibile gioca a rovesciare questa logica, nel tentativo di mettere in luce nuove possibili dimensioni e chiavi di lettura del territorio. Cos’è una mappa? Che cosa può essere mappato? Qual è lo scarto tra una mappa e il fare esperienza di un luogo? È possibile generare mappe partendo dalla percezione di ciò che non è visibile, più che da rilievi, frontiere e limiti di un territorio? Mapping the invisible vuole essere un invito a percorrere paesaggi aprendo i propri spazi percettivi per far emergere cose poco visibili e lasciare spazio all’inatteso. Non più un disegno fisso dunque, ma una condizione provvisoria in continua trasformazione.

Crediti

Idea e realizzazione

Cristina Galbiati & Ilija Luginbühl