Trickster-p
Common land
Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se cerco di spiegarlo, non lo so più.
The game
Il mondo così come l’abbiamo costruito è il risultato del nostro modo di pensare. Non possiamo cambiarlo se non cambiamo il nostro modo di pensare.
Eutopia
Le storie della Terra hanno cambiato di natura e di scala: non scriviamo storie per raccontare la creazione o il corso del mondo, ma per scongiurarne la fine.
Book is a Book is a Book
Ts'ui Pen avrà detto qualche volta: “Mi ritiro a scrivere un libro”. E qualche altra volta: “Mi ritiro a costruire un labirinto”. Tutti pensarono a due opere; nessuno pensò che libro e labirinto fossero una cosa sola.
Nettles
A che età si smette di essere orfani? Chi perde il padre, mettiamo a sessant’anni, si può definire orfano? A dieci sì, ma a quaranta? (...)
Twilight
Coreografia per la luce che muore
Sights
Abbiamo incontrato delle persone cieche. Alcune sono cieche dalla nascita, altre hanno perso la vista nel corso del tempo. Abbiamo chiesto loro di raccontarci come vedono

B
Percorso sonoro a stanze attorno alla fiaba di Biancaneve

.h.g.
Installazione in 9 stanze, un prologo e un epilogo

Common land
Trickster-p — Projects — Common land
Quali storie sono racchiuse in un singolo frammento di realtà? Quanti tempi si stratificano nello stesso spazio? In che modo questi diversi elementi contribuiscono al fluire incessante di cui anche noi facciamo parte?
In un tempo in cui tutto è in costante mutazione, Common land è uno spazio sospeso in cui il paesaggio si fa racconto, e il racconto si intreccia con il ritmo del mondo; un territorio di visioni plurime, in cui non c’è un’unica prospettiva, ma una costellazione di sguardi che coesistono, si sfiorano, talvolta si contraddicono, componendo un mosaico di voci in dialogo silenzioso nel tempo. Pur senza muoversi fisicamente nello spazio, spettatrici e spettatori sono invitati a esplorare un paesaggio che si trasforma: ogni sguardo apre nuove traiettorie, genera nuove narrazioni. Ispirandosi alle reti miceliche che nutrono e connettono la vita negli ecosistemi, la performance è un’esperienza collettiva e, al contempo, profondamente individuale, dove l’umano non è più centro, ma parte di un tessuto vivo e interdipendente.
Common land è un invito a rallentare, a perdere l’orientamento per ritrovare il senso dell’appartenenza. È un viaggio tra le dimensioni che compongono il nostro stesso frammento di mondo, una cartografia dello spazio e del tempo, in cui visibile e invisibile coesistono e si intersecano con i percorsi dei soggetti che lo abitano.
Crediti
Creazione
Concetto e realizzazione
Cristina Galbiati & Ilija Luginbühl
Collaborazione artistica
Maria Da Silva, Jovana Malinarić
Voce
Gabriella Sacco
Styling
Ettore Lombardi
Illustrazioni
Giorgio Zeno Graf
Spazio sonoro originale
Zeno Gabaglio
Mixing
Studio Lemura
Grafica, video e consulenza all'allestimento
Studio CCRZ
Consiglio e sviluppo
Mauro Danesi
Foto e trailer
Giulia Lenzi
Produzione
Trickster-p, LAC Lugano Arte e Cultura
Co-produzione
Theater Casino Zug, Theater Stadelhofen Zürich, ROXY Birsfelden, TAK Theater Liechtenstein, Triennale Milano Teatro
In collaborazione con
Postremise Chur
Con il sostegno di
Pro Helvetia – Fondazione svizzera per la cultura
DECS Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos
Città di Lugano
Comune di Novazzano
Fachausschuss Darstellende Künste BS/BL
Swisslos/Kulturförderung Kanton Graubünden
Amt für Kultur Kanton Zug
Stadt Zug
Migros-Kulturprozent
Landis & Gyr Stiftung
GKB BEITRAGSFONDS
Stiftung Dr. Valentin Malamoud
Fonds culturel de la Société Suisse des Auteurs (SSA)
Press review
La Regione Ticino (Svizzera)
[...] Quello di Trickster-p è un teatro che mette sempre in discussione le idee di spettatori e spettatrici – innanzitutto quelle su cosa sia il teatro, con percorsi e installazioni che a prima vista paiono vicine ad altre forme artistiche ma che una volta praticate si confermano esperienze profondamente teatrali, soprattutto per il controllo dei tempi drammaturgici.
Kappa e spalla, RSI (Svizzera)
[...] In Common land “abitare” significa riconoscersi parte di un paesaggio che precede e supera la nostra storia individuale. Raccontare una casa diventa un modo per interrogarsi su ciò che tiene insieme le nostre vite e forse, in un’epoca che avverte l’instabilità delle proprie strutture, tornare a quelle fondamenta, per quanto fragili, significa provare a ripensare il nostro posto nel mondo, rendendo di nuovo percepibili le connessioni che ci legano gli uni agli altri e, in generale, a ciò che ci circonda.




